Quanto bisogna bere?

La disidratazione

C’è un’opinione concorde nel mondo medico: bisogna assolutamente evitare che l’organismo si disidrati. La disidratazione può addirittura condurre alla morte quando la quantità di acqua presente nel corpo umano scende al di sotto del 50 per cento (normalmente è del 70 per cento). Tutti sanno che si può resistere anche per diversi giorni senza toccare cibo (ovviamente dipende dalle scorte di grasso che si hanno a disposizione), ma non senz’acqua. Assumere la giusta quantità di acqua, pari a quella fisiologicamente perduta attraverso le urine, le feci, la respirazione e il sudore, è la “conditio sine qua non” per mantenere una regolare temperatura corporea, per consentire alle sostanze nutrienti di raggiungere le cellule e per mantenere pulito tutto l’organismo da scorie e tossine. Idratarsi correttamente significa mantenere attive tutte le funzioni corporee, garantire vitalità e benessere a tutto l’organismo. È bene ricordare la regola fondamentale consigliata dalla classe medica e dettata dal comune buon senso: bere poco ma spesso. Bere poco ma spesso significa non aspettare lo stimolo della sete per bere, perchè quando si manifesta la sete significa che il nostro organismo è già in riserva, è già sofferente, è già in fase di disidratazione. Abituiamoci dunque a tenere una bottiglia di acqua sempre a portata di mano, naturalmente acqua pura, e beviamo. Mediamente una persona normale in situazioni normali dovrebbe bere circa 8 o 9 bicchieri di acqua al giorno, cominciando al mattino prima di fare una sana colazione. Ciò permette senza troppa “fatica” di assumere più o meno due litri di acqua al giorno, che equivale alla quantità minima giornaliera consigliata dai medici nutrizionisti. Il bisogno di acqua dipende molto dal peso corporeo, dall’attività fisica che si svolge e dalle condizioni climatiche: un individuo muscoloso impegnato a svolgere un’intensa attività fisica ha ovviamente bisogno di bere una quantità di acqua superiore a quella necessaria ad un normale impiegato che se ne sta tutto il giorno seduto dietro una scrivania. C’è una semplice formula indicativa che può aiutarci a calcolare il nostro fabbisogno idrico giornaliero : PESO CORPOREO moltiplicato 0,03 Applicando questa semplice formula, possiamo calcolare che un individuo avente un peso corporeo pari a 70 Kg dovrà bere ogni giorno almeno 2,1 litri di acqua (70 X 0,03 = 2,1). Naturalmente questo vale per un individuo in condizioni di sedentarietà, mentre per chi è impegnato in faticose attività fisiche sarà sufficiente aggiungere alla quantità calcolata almeno un bicchiere (meglio due) per ogni ora di attività svolta. Così facendo eviteremo che il nostro organismo si disidrati con conseguenze anche gravi per la salute. Come si manifesta la disidratazione? Quali sono i sinonimi di una carenza d’acqua che dobbiamo assolutamente evitare? Un metodo molto semplice per accertare se siamo o no in uno stato di disidratazione consiste nell’osservare il colore delle nostre urine: quando siamo correttamente idratati, e quindi in perfetto equilibrio idrico, l’urina si presenterà con un colore giallo paglierino pallido, mentre quando siamo disidratati l’urina si presenterà con un colore giallo scuro. Stati più accentuati di disidratazione possono manifestarsi con una sintomatologia che va da una temperatura corporea elevata a un indebolimento muscolare, da un mal di testa più o meno forte ma persistente ad una mancata coordinazione dei movimenti, da un rinsecchimento della pelle (con pieghe che si sollevano facilmente) ad un calo della quantità di urina emessa (ipodiuresi). Idratarsi è dunque fondamentale, ma occorre farlo utilizzando soltanto acqua pura, non bevendo vino, birra, bibite gassate o simili. Le bevande alcoliche non idratano nel modo più assoluto, anzi introducono nell’organismo calorie che da un punto di vista nutrizionale sono del tutto inutili. Concludendo, è bene sottolineare che per idratare correttamente il nostro organismo nessuna bevanda può competere con l’acqua, purchè l’acqua sia assolutamente pura, con un residuo fisso inferiore a 50 milligrammi per litro (meglio se inferiore a 30 milligrammi per litro), con un PH leggermente acido ( 6-6,8 ) e senza tracce di cloro residuo.

Tratto dal libro “Attenti all’acqua” – collana ecosalute – Luigi Rho

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